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  • Metadaten

    • Dokumenttyp
      Rezension (Monographie)
      Zeitschrift
      sehepunkte
      Autor (Rezension)
      • Dorandi, Tiziano
      Sprache (Rezension)
      Italiano
      Sprache (Monographie)
      English
      Herausgeber (Monographie)
      • Sorabji, Richard
      Titel
      Aristotle Re-Interpreted
      Untertitel
      New Findings on Seven Hundred Years of the Ancient Commentators
      Erscheinungsjahr
      2016
      Erscheinungsort
      London
      Verlag
      Bloomsbury Publishing Plc
      Umfang
      IX, 673
      ISBN
      978-1-4725-9656-7
      Thematische Klassifikation
      Ideen- und Geistesgeschichte
      Zeitliche Klassifikation
      bis 499 n. Chr. → 999 - 1 v. Chr.
      Regionale Klassifikation
      Alte Welt → Griechenland / Alte Welt
      Schlagwörter
      Aristoteles
      Kommentar
      Original URL
      http://www.sehepunkte.de/2017/02/29487.html
      recensio.net-ID
      39709b25676145c2b72e1c33387faf1f
      DOI
      10.15463/rec.415018144
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Richard Sorabji (Hg.): Aristotle Re-Interpreted. New Findings on Seven Hundred Years of the Ancient Commentators (rezensiert von Tiziano Dorandi)

erstellt von Recensio Net zuletzt verändert: 16.03.2017 16:38

sehepunkte 17 (2017), Nr. 2

Richard Sorabji (ed.): Aristotle Re-Interpreted

L'impegno costante che Richard Sorabji ha dedicato allo studio dei Commentatori Greci di Aristotele è ben noto. Il più importante contributo è il progetto che egli dirige con M. Griffin di una traduzione in lingua inglese con introduzione e note della imponente serie dei Commentaria in Aristotelem Graeca pubblicata per impulso di Hermann Diels dall'Accademia di Berlino tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. A questo si è affiancata la pubblicazione dei tre 'sourcebooks' intitolati The Philosophy of Commentators , 200-600 AD (Bloomsbury 2003 e 2004) e della ristampa (Bloomsbury 2016) del volume di saggi Aristotle Transformed: The Ancient Commentators on Aristotle (London 1990). Nella stessa linea si inserisce ora il collettivo Aristotle Re-interpreted: New Findings on Seven Hundred Years of the Ancient Commentators .

I progressi della ricerca nel dominio dei commentatori di Aristotele sono stati enormi negli ultimi decenni e il volume Aristotle Re-interpreted ne rende conto in maniera adeguata e opportuna. La maggior parte dei 23 articoli che lo compongono era già conosciuta; altri se ne sono aggiunti, scritti appositamente per l'occasione (il cap. 6 di Y. Meyrav; il 9 di G.F. Edwards; il 14 di Sorabji; il 15 di P. Golitsis e il 22 di M. Roueché). Tutti i contributi sono in inglese; in qualche caso, essi sono tradotti dal francese della loro versione originale (cap. 19 di A. Hasnawi; 20 di M. Rashed; 21 di Ph. Hoffmann e P. Golitsis e infine il 23 di Golitsis).

In una lunga e informata introduzione (1-80), Sorabji riassume i capitoli della raccolta e, attraverso la loro presentazione, riesce anche abilmente a ricostruire l'attività dell'insieme dei commentatori dell'opera dello Stagirita nei settecento anni della loro ininterrotta attività fino al VI della nostra era. La tradizione greca e quella in lingue orientali (soprattutto in arabo) vi sono indagate di pari passo. Né mancano brevi, ma significative incursioni nel più tardo mondo bizantino (XII e XIII secolo) relative a Eustrazio di Nicea e a Michele di Efeso.

Sarebbe impossibile descrivere sia pure in una maniera estremamente sintetica i contenuti dei 23 capitoli e sarebbe ozioso elencare solo i nomi degli autori e i titoli dei loro contributi. Quello che posso fino da ora dire è che la scelta degli articoli è fatta con oculatezza e che i risultati corrispondono alle aspettative.

Una lettura delle quasi settecento pagine del volume consente di avere una idea sufficiente dell'importanza delle scoperte e dei risultati raggiunti e offre una visione globale e esaustiva dell'insieme dei problemi, taluni dei quali davvero complessi.

I singoli utilizzatori si soffermeranno, di volta in volta, con maggiore attenzione su quei capitoli che sono più vicini ai loro interessi e ai loro campi di ricerca. Anch'io (e senza con questo fare torto a nessuno degli autori) ho operato le mie scelte, che sono limitate, in ragione delle mie competenze e conoscenze, a quei saggi il cui argomento è più storico-letterario e filologico. Il cap. 1 (Hatzimichali) presenta le vicende dei libri di Aristotele e riapre il caso controverso del ruolo di Andronico di Rodi nella trasmissione di quei testi. Il cap. 8 (Chiaradonna, Rashed, Sedley) è dedicato al commento per noi anonimo (ma forse di Porfirio) alle Categorie scoperto nel cosiddetto Palinsesto di Archimede (nella versione riprodotta nel volume è stato omesso purtroppo il testo greco per il quale si deve ricorrere ancora alla editio princeps negli Oxford Studies in Ancient Philosophy 44 [2013] 129-194). I capitoli 14 (Sorabji) e 15 (Golitsis) hanno come oggetto Giovanni Filopono. Golitsis, in particolare, affronta la questione spinosa della paternità del terzo libro del Commento di Filopono al De anima di Aristotele. Egli ribalta la communis opinio che attribuisce i primi due libri a Filopono e il terzo a Stefano il filosofo e suggerisce con argomenti interessanti che, al contrario, proprio il terzo libro è di Filopono, mentre i primi due sono apocrifi. Lo stesso Golitsis (cap. 23) è ritornato con innovanti osservazioni sul problema della composizione e degli autori del commento alla Metafisica che accompagna il testo di quel trattato nel codice di Firenze, Laurentianus 87.12 (siglato Ab). Roueché (cap. 22) infine traccia un profilo informato e aggiornato su Stefano il filosofo e sulla sua attività di insegnante e commentatore.

A quanto posso giudicare, tutti gli autori hanno una competenza inappuntabile sugli argomenti che trattano e una conoscenza adeguata della bibliografia. In un caso soltanto, mi sia consentito esprimere il mio disappunto. Appare strano che Wilberding (cap. 7) non conosca (o non ritenga opportuno citare), in una discussione consacrata all' Ad Gaurum di Porfirio, il volume collettivo curato da L. Brisson : Porphyre, Sur la manière dont l'embryon reçoit l'âme (Paris 2012) con una riedizione del testo greco una doppia traduzione francese e inglese nonché un ricco commento.

Non sempre né su tutto si può essere d'accordo. L'importante è comunque che specifici problemi siano stati ripresi, dibattuti e analizzati alla luce del progresso delle ricerche e delle scoperte recenti.

C'è, in particolare, un aspetto che personalmente mi lascia assai perplesso. Si tratta della scelta di Sorabji stesso (o imposta dall'editore?) di traslitterare tutto il greco oppure di sopprimerlo direttamente e di citare i testi antichi in traduzione inglese. Se nel cap. 8, la mancanza del testo greco non è troppo grave e la traduzione inglese del testo del commentario porfiriano (?) può da sola, in un primo momento almeno, essere sufficiente, in altri casi io resto molto perplesso. Porto un solo esempio. Nell'articolo di Golitsis sul Commento alla Metafisica , là dove passi di testi greci su due colonne parallele sono proposte (567-579) al fine di dimostrare attraverso un confronto di elementi lessicali e linguistici differenze o punti di contatto decisivi a determinare l'autore dell'una e dell'altra porzione del commentario, sfido chiunque a comprendere seriamente il problema e tutti i dettagli del ragionamento (peraltro lineare e convincente di Golitsis) fondandosi non sul testo greco originale, ma solo su una traduzione.

Nella bibliografia finale (595-623), che rispecchia quella utilizzata dagli autori dei singoli capitoli, ci sono talora errori nell'ortografia di nomi alcuni dei quali sgradevoli. Così Accatino invece di Accattino e Loredano Cardullo R. invece di Cardullo (cognome) Loredana (nome e non cognome) Rosa (nome).

Non voglio certo finire con un bemolle. Il volume è un eccellente prodotto che apporta un contributo considerevole allo studio della recezione del pensiero aristotelico attraverso i suoi commentatori. Avere riuniti insieme questi pregevoli studi aiuta considerevolmente i lettori non solo per la facilità a reperire tutti i contributi, ma anche per la loro intrinseca e innegabile qualità.

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