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  • Metadaten

    • Dokumenttyp
      Rezension (Monographie)
      Zeitschrift
      Mélanges de la Casa de Velázquez
      Autor (Rezension)
      • Panichi, Silvia
      Sprache (Rezension)
      Italiano
      Sprache (Monographie)
      English
      Herausgeber (Monographie)
      • Bianchetti, Serena
      • Cataudella, Michele R.
      • Gehrke, Hans-Joachim
      Titel
      Brill’s Companion to Ancient Geography
      Untertitel
      The Inhabited World in Greek and Roman Tradition
      Erscheinungsjahr
      2015
      Erscheinungsort
      Leiden ; Boston
      Verlag
      Brill
      Reihe
      Brill’s Companions in Classical Studies
      Umfang
      490
      ISBN
      978-90-04-28511-8
      Thematische Klassifikation
      Historische Geographie
      Regionale Klassifikation
      Alte Welt, Alte Welt → Römisches Reich
      Schlagwörter
      Geografie
      Antike
      Original URL
      http://journals.openedition.org/mcv/8160
      recensio.net-ID
      e39d82e142ef4508936a29d18b3b7731
      DOI
      10.15463/rec.350975103
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Serena Bianchetti / Michele R. Cataudella / Hans-Joachim Gehrke (Hg.): Brill’s Companion to Ancient Geography. The Inhabited World in Greek and Roman Tradition (rezensiert von Silvia Panichi)

La novità del bel volume curato da Serena Bianchetti, Michele R. Cataudella e Hans-Joachim Gehrke è la trattazione di alcuni aspetti singolari della geografia antica, di cui il lettore può farsi un’idea scorrendo l’indice, che riporto qui in calce. Infatti, come sottolineano i curatori nella prefazione (p. ix), accanto a temi più tradizionali, che però sono rivisitati alla luce degli studi attuali, ne sono privilegiati altri che generalmente vengono trascurati. La prospettiva storica, che attraversa l’intero volume, si avverte soprattutto nel ruolo assegnato ai fatti politico-militari che segnano una svolta e un cambiamento nei modi di percezione e/o rappresentazione dello spazio geografico. I contributi dei ventuno studiosi (sul cui profilo vedi pp. xiii-xviii) sono organizzati in tre parti.

La più corposa è la parte centrale (2. Geography between Science and Politics), a sua volta divisa in quattro sezioni. La prima e la quarta (A e D) mettono l’accento sulla geografia come scienza da Eudosso e Dicearco (M. Cataudella) , Eratostene (S. Bianchetti) e Ipparco (K. Geus) fino a Tolemeo, che occupa giustamente l’ultima sezione curata da Germaine Aujac. La seconda sezione (B) sposta l’obiettivo sull’Oceano Indiano e le sue rappresentazioni (D. Marcotte e P. Schneider), mentre la terza (C) presenta il tema complesso e da tempo discusso Geography and Politics in the Roman Empire, che gli autori trattano da diversi punti di vista.

Si capisce che, per varie ragioni, ad Agrippa (P. Arnaud) spetti il posto d’onore, cui segue uno studio sulla percezione romana dello spazio geografico attraverso le vie e gli itinerari (A. Kolb) e, ovviamente, sulla Geografia di Strabone (F. Prontera), non a caso da alcuni definito come «il geografo dell’impero». I saggi di E. Olshausen e G. Cruz Andreotti presentano un affondo nella geografia «regionale» rispettivamente del Ponto Eusino e dell’Iberia, due realtà diverse e lontane ma considerate entrambe alla luce dell’ascesa di Roma. Alla geografia di Plinio il Vecchio, recepita e in parte modificata negli scritti di Solino, si rivolge il contributo di K. Brodersen.

La componente «altra» della geografia, vale una geografia come sapere non ancora «codificato» — cosa che avverrà con Eratostene — è illustrata nella prima parte (1. Geography before Geography). Trovano qui posto i contributi su Erodoto e la geografia persiana (R. Bichler), e sulla svolta segnata dalle conquiste di Alessandro, con l’interferenza fra vecchie e nuove concezioni del mondo (H.-J. Gehrke e V. Bucciantini); spiccano poi tre saggi, nell’ordine, sul mare degli antichi (P. Janni), sulla nozione di Megàle Hellàs (G. Maddoli), sui confini e le frontiere nel mondo greco (G. Daverio Rocchi). Lo stesso discorso può valere, in un certo senso, per l’ultima parte (3. Geographical Rebounds), dove troviamo la «geografia itineraria» desumibile dalle liste dei Thearodokoi (E. Galvagno) e un saggio sulla Terra Santa negli scritti di Eusebio (J. R. Stenger); con la Tabula Peutingeriana (M. Rathmann) si riannoda il filo con la geografia di Eratostene e con la cartografia romana.

In questo volume i lettori troveranno non solo una chiara sistemazione di temi e problemi tradizionali, ma soprattutto la sollecitazione a riflettere sulla geografia antica da angolature particolari e innovative. Gli editori hanno quindi raggiunto pienamente i loro obiettivi. Per la combinazione equilibrata tra la storia della geografia e la geografia storica del mondo antico questo libro rappresenta un unicum nel panorama attuale degli studi. La scelta delle illustrazioni, assai nitide ed efficaci, è mirata; la bibliografia (pp. 399-457) è aggiornata ed esaustiva; utilissimi infine gli indici (pp. 458-490) divisi in tre gruppi (toponimi, autori antichi, persone e cose notevoli).

Per concludere, al di là dei contributi dei singoli studiosi, la concezione di quest’opera collettiva è fortemente segnata da una prospettiva storica, come ho detto all’inizio. Richiamando spesso l’attenzione sul rapporto fra tradizione e innovazione nelle conoscenze geografiche degli antichi, il libro è percorso da un’idea che è come riassunta dalla bella immagine in copertina: nella Mappa mundi di Henricus Martellus, in cui si percepisce l’eredità tolemaica, salta agli occhi la nuova figura dell’Africa col Capo di Buona Speranza, dopo la circumnavigazione di Bartolomeu Dias.

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